lunedì 12 agosto 2019

Disastri attesi...

Impossibile non cedere alla tentazione e chiedere che la mia segretaria tornasse ad essere la mia segretaria, ma d'improvviso mi accorgo che la mia richiesta ha un non so che di anomalo, e lo percepisco sentendo il rumore dei suoi tacchi arrivare di corsa, interrompendosi solo dentro la sala d'attesa del mio nuovo ufficio....
Aveva con se scartoffie, foto, stralci di giornale, la rivista d.o.c. e qualche altro accessorio della sua scrivania.
Era infuriata. Mi ha vomitato addosso non so quante mila parole al secondo e vi assicuro che non ce ne fosse una che citasse una similitudine con la più semplicistica grazie.
Ero fermo immobile con il solo sguardo rivolto a lei ma il volto abbassato sulla tastiera, seduto sul tavolo, mentre cercavo di sistemare i contenuti del corso, neanche sono riuscito a muovere un ciglio per interromperla, e quando ha respirato, composto e con garbo annuncio: se non vuoi stare qui, puoi non accettare l'incarico. Puoi andare!
Quindi torno sulla mia esposizione al pc. La reazione è stata incontrollabile...
Vi dico solo che mi fa ancora male la guancia a distanza di qualche ora.
I miei occhiali sono volati a terra e inveito rovinosamente di nuovo sulla mia cicatrice al naso. Gli insulti che ne sono venuti dopo sono stati quasi impercettibili, tanto erano lame affilate.
Vi confesso che ho fato fatica a non difendermi, l'ho guardata severo, ho raccolto gli occhiali, asciugato il sangue, chiuso gli occhi premendo tra essi con le dita e soavemente, ancora in me: cosa vuoi?
La risposta è stata schietta: che continuassi a lavorare con me, sei il migliore, perché ti sei chiuso qui?
Quindi non era il con chi, o il dove, ma il cosa avremmo fatto...

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