giovedì 4 maggio 2017

Lenta ripresa

E finalmente sono tornato operativo.
Ho tolto tutti i punti, ho un casino di cicatrici in tutto il corpo, ma ho voglia di ripartire e finalmente posso.
Appena in tempo per la lettura ai piccoli della scuola, lì dove ancora c'è G. che mi attende e che non vedo l'ora di rivedere, e dove ci sono un sacco di bimbi pronti a sentire qualche fantastica storia.
La raccolta è stata approvata dall'istituto e verrà letta in sezioni.
Arrivo a scuola e c'è un chiasso da paura: e la cosa mi piace! Adoro stare con i bimbi: spontanei, sinceri e assolutamente puri da ogni agente esterno! Ancora caldi della protezione del ventre materno!
Zoppicante, ma con un sorriso che infrange ogni ostacolo, arrivo fino al mio famoso sgabello. Ricordo la prima volta che entrai lì, un'insegnante me lo portò e mi disse: "non abbiamo di meglio" e io sorridendo le dissi "questo è il meglio!" e cominciai!
Dietro c'è inciso il mio nome scritto dai bimbi, stupendo. Ma lì seduto ci starò pochissimo. E infatti dopo i primi 10 minuti finisco in ginocchio, libro a terra e parte la vera interpretazione.
Interrotto, ogni tanto, dalle innocenti e spontanee domande dei bimbi che svelano il finale ancor prima che giunga l'indizio successivo, ma non do modo loro di crederci.
E si finisce come al solito: con qualche bimbo avvinghiato al collo, un altro adagiato sulle mie gambe come se fosse una culla e altri stesi a terra a godersi ogni singola parola. 
Uno spettacolo e una sensazione unica e assolutamente di pace.
Non importa se soffro per le ferite, il loro peso su di esse o sulle ossa non ancora rimarginate, non importa.
Al suono della campanella una splendida G. mi fissa appoggiata ad un tavolo con le mani sulla bocca, sorridente e divertita. E una volta che tutti i bimbi si sono dileguati nelle loro classi, mi raggiunge e mi aiuta a sollevarmi e solo in quel momento sento ogni singolo scricchiolio, ogni singola ferita portarmi fitte fino alla testa da non poterne nascondere il dolore attraverso il sorriso storto di chi soffre. E lei dolcissima, non proferisce parola in merito se non : "vuoi un caffè?"... "se mi fai compagnia, volentieri!".
E di nuovo i dolori scompaiono.

Ben tornato Rori!