mercoledì 12 marzo 2014

Destino avverso o semplice intuizione

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45171
Anima e Personalità
di Salvatore Brizzi
E' inutile spiegare quando qualcuno non vuole spiegazioni. Ebbene nel mio egoismo più puro non volevo spiegazioni, eppure nel suo egoismo più puro doveva darmene altrimenti. 
Nonostante la nostra amicizia si fosse trasformata per forza di cose in qualcosa di più, nonostante da ragazzi si commettano errori, nonostante poi ci si perda di vista e nonostante poi il destino, il fato o la nostra aurea, ci faccia riavvicinare, ciononostante non vuol dire che il fine ultimo è quello di dover stare insieme, piuttosto a questo punto credo che l'unico fine sia proprio quello di definire una volta per tutte un'incompatibilità straordinaria a pelle per cui non vale più neanche la frase, dicesi in gergo comune "contentino", "ci amiamo ma non siamo fatti l'uno per l'altra". 
E questo, è sacrosanto!
Voglio dire: se fossimo fatti l'uno per l'altra il destino, allora magari avverso piuttosto che compiacente, pur di farci rendere conto dell'impossibilità di riuscire a sopravvivere l'uno senza l'altro, e dopo un pò di serenità o breve amore, coinvolgimento e complicità, sarebbero avvenuti fatti per cui due persone che si amano vengono messe inesorabilmente alla prova senza il loro volere. 
Ma non in questa storia, non nel mio caso, dove sia io che lei distruggiamo ogni volta tutto, fino a farci del male e ci allontaniamo per poi rincontrarci per caso senza che l'uno cerchi l'altro
Vale la regola del contrario! Ordunque alla luce di ciò, consapevole del macchinoso e arbitrario epilogo di una storia nata male e che può solo finire peggio devo inesorabilmente prenderne atto e di nuovo, anche diventando cattivo, anche sbagliando magari, perchè no, ma comunque nella più piena consapevolezza mi rendo perfettamente conto che riprendersi per non sopportare una sofferenza tra l'altro ostentata, che duri più o meno l'arco di un nuovo incontro, che distolga dunque dal pensiero di doversi sentire soli, dalla necessità di sopportazione, è solo e soltanto un continuo e perpetuo farsi male, succhiarsi il sangue ma lasciarne quanto basta per la sopravvivenza, è tirare fuori un pesce dall'acqua per rimettercelo prima dell'ultimo boccheggio, e un'infinità incessante e incomprensibile di metafore che altro non raccontano se non la storia di un dolore perpetuo. E dunque: fine!