martedì 11 febbraio 2014

Uno strano ritorno...

Gennaio e febbraio non sono esattamente mesi che esaltano la magnificenza del boschetto in cui è immersa la mia casa. In questo periodo, neve a parte, tale boschetto assume le sembianze di un bosco stregato fatto di misteri e misfatti inenarrabili, ma poi per fortuna, laddove i rovi e i rami spogli e fitti si fanno più radi, eccola apparire la mia casetta dall'aspetto, a detta di molti, pratico e minimalista, ma tuttavia accogliente, per me invece rappresenta solo il "mio" focolare.
Nonostante il freddo, il maltempo e tutto ciò che caratterizza questo uggioso periodo dell'anno, decido di fare ciò che molti definiscono le "mie giornate in completa solitudine", mancando necessariamente di una parte... alla ricerca di posti unici e che aprono la mia mente.
Così, lungo la strada dove un anno prima ho incontrato un cervo ferito, lì dove, lungo il selciato ghiacciato sono caduto per ben due volte con la mia vecchia moto, poiché la nuova me l'hanno distrutta, in quella strada che porta al nulla, trovo pace, e i miei pensieri cominciano a farsi più leggeri. E più salgo su, più l'aria si fa gelida ed è in quel momento che apro leggermente il finestrino del mio SUV sportivo per assaporarne ogni particella affinché purifichi la mia mente sporca e inquinata dalla mondanità e dalla consuetudine.
E mi fermo sul solito sperone che mi concede una delle viste più spettacolari che da queste parti si possa incontrare, dove sembra che il mondo possa finire lì, o addirittura iniziare.
Il mio cagnolone si spassa a gironzolare ogni angolo e a renderlo suo.
Quindi un sereno rientro, al tramonto, ancora presto ma non per chi di luce vive, eppure nel mezzo del pomeriggio per chi ha ancora molto da fare.


Oltrepasso il boschetto nefasto e lei è lì, seduta sulla mia veranda, con il mio Raf, alza lo sguardo e mi sorride. Con i suoi inconfondibili e stupendi capelli lunghi e imperfetti, che d'inverno assumono il colore caldo del nocciola e mi portano alla mente incantevoli ricordi. 
Vederla mi provoca un tonfo al petto. So il perchè, lo so perfettamente, ma me ne ravvedo dal dargli un significato.
Le sorrido, parcheggio, faccio uscire il cane e lei si avvicina e incantevole come non mai, con il sorriso più bello del mondo "Ti devo parlare!".

La temo, temo la mia bellissima G.