lunedì 28 ottobre 2013

Vederci chiaro...

Ogni mattina non penso mai a cosa indosserò, piuttosto penso a chi voglio essere quel giorno, quindi  seguo il mio rituale, ereditato sapientemente da mia madre, quello per cui, apro la finestra della mia stanza da letto, anche quando è estremamente freddo, e ne apprezzo l'inquietante sensazione di benessere e libertà che mi infonde, quindi assaporo la mia colazione fatta di una colma tazza di caffè e latte, che mi scalda e mi tranquillizza, rasserena i miei battiti, quindi sotto la doccia, dove penso alle soluzioni da suggerire e alle cose che vorrei fare oltre al mio lavoro e per finire la scelta: oggi sono Federico.

Presentarmi a lavoro con il solito non casual look indica professionalità ....... e distanza da ogni rapporto carnale o semplicemente confidenziale. Ma come dice un mio collega: 
la casualità mi rende decisamente più accessibile ai fini di un rapporto aperto a qualsiasi esperienza.
Se solo G., la mia G., non avesse tracciato un solco nella mia corazza di protezione del mio cuore, probabilmente avrei già reinventato "Fede" e sarei giunto già ad una scontata e meritata conclusione. 

Ma lei, e solo lei, ha deciso per me, ed ora, solo da ora mi sfiora il pensiero che la parola "casa" mi ricorda la mia origine. 
Così mi manca ogni cosa: casa non era mai vuota al mio rientro da scuola, c'era sempre un sorriso pronto ad accogliermi, una parola. E seguiva la fuga nell'immensa biblioteca di mio padre dove con lui condividevo pensieri, opinioni e la stessa folgorante passione per la lettura. Mi manca quella calma che avevo nel sapere inconsciamente che "di là" c'era mia madre, e se avevo bisogno di un consiglio, lei c'era sempre. E per finire mi manca mia sorella, con cui mi prendevo cura dei cuccioli di casa. E adesso è una brillante veterinaria, e io un brillante personal stylist e scrittore. Ma quando rientro nella mia casa, ricercata e voluta, ma vicina alle mie origini e ancora legato, strettamente legato, alle mie abitudini, sento che manca qualcosa, una parola, un sorriso, un consiglio. E da un pò, prima di rientrare a casa, torno alle mie origini e mi piace. Lei, l'unica donna della mia vita, mia madre, mi chiede quasi spaventata 
"Deddy, non è che vuoi tornare a stare con noi???!"
...no mamma, ma vorrei ancora un pò di questo, perchè sono stanco di questa solitudine. Ed ora finalmente oggi decido che sarò semplicemente Federico, e mi diverto perchè trovo subito ciò che cercavo e così, impeccabilmente comodo nella mia mise più casual ma non indiscreta all'occasione, scopro che le persone reagiscono in modo inconsapevole a questo tuo voler essere oggi così: e scopro quel sorriso che cercavo da tempo, che mi ha sorpreso in centro, che mi ha inebriato e ubriacato. E scopro che è per quel sorriso che oggi sono Federico e gioco, inconsapevole ad essere me stesso! E stranamente: mi piace!!!


Non posso e non voglio dimenticare ancora quel suo Chanel n. 5 che prima di addormentarmi  rende i miei pensieri morbidi.

Eppure lei, G., ancora fa male, tanto male.